...è disincanto

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Utente: papaimbriago
Nome: Gianpaolo
Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler d'essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

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lunedì, 29 giugno 2009

Se qualcuno...

Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.

Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.

Apri a chi non bussa alla tua porta.

(Fernando Pessoa)

Va meglio, molto meglio. Dormire (finalmente!) fa miracoli.

Non c'entra niente con la poesia, ma dopo aver litigato tutta una domenica con il computer per capire quale distribuzione scegliere e perché, e come collegare tutto e in che modo, lo posso dire con assoluta certezza: il mondo Linux è una cosa straordinaria. E scoprire un mondo nuovo è sempre stimolante. :)

postato da: papaimbriago alle ore 09:00 | link | commenti (15)
categorie: poesia, è un mondo difficile, di cuore
martedì, 23 giugno 2009

Tieniamente

Quando stavo male non dormivo.  Il cuore balzava in gola ogni volta che spegnevo la luce e appoggiavo la testa sul cuscino. A volte, il cuscino stesso ondeggiava quasi fosse un aereo in balia di una burrasca. A volte dovevo tenere la luce accesa e un po' la burrasca si calmava, ma quasi sempre l'unico rimedio era alzarsi e prendere un libro fino alle tre, le quattro, le cinque.
Quando stavo male non mangiavo. Ogni tre, quattro giorni, prendevo coscienza di questo. Cioè, mi ricordavo che erano tre, quattro giorni, appunto, che non facevo un pasto decente; allora mi sforzavo e vuotavo il frigo. A volte (non spesso) mi veniva da vomitare; qualche volta lo facevo.
Quando stavo male non mi lavavo; me ne rendevo conto prima di qualche concerto, quando veniva a galla un po' di rispetto nei confronti degli altri e mi ricordavo che era meglio farsi una doccia.
Quando stavo male non sorridevo. Me lo facevano notare gli altri; ridevo alle battute, soprattutto a quelle sconce, e anche di gusto. Ma sorridere, mai.
Quando stavo male non ascoltavo musica. E non mi mancava affatto.
Quando stavo male divoravo libri in sostituzione del cibo che mi mancava. Poi facevo mente locale e non ricordavo quasi nulla di quello che avevo letto.
Quando stavo male dimenticavo qualsiasi cosa.
Quando stavo male soprannominai la mia casa col nome che ha tuttora, La Discarica. Qualcosa avrà pur voluto dire.
Tenere a mente, sempre.
Tutto passa, tranne Berlusconi. Quello c'è sempre stato, quando stavo male e quando stavo bene. Cazzo.
postato da: papaimbriago alle ore 13:15 | link | commenti (2)
categorie: è un mondo difficile
lunedì, 22 giugno 2009

Fini violette appese nei giardini di maggio,

il sapore antico del buon vino accompagnato al raffinato formaggio,

delicatissimi iris immersi nel verde  di un prato inglese,

consumo, sotto il sole cocente, crudo e maionese,

mi consola il frizzar allegro del freschissimo valdobbiadene,

il pasto delizia il palato nel perlato riflesso,

i rumori del tenue diventano musica dentro le meridiane,

alla fine mi accascio così proditoriamente genuflesso,

il muscolo si contorce dal condizionato,

vomito, mi sento libero, vomito...

(copiaincollata dal sito Scrivendo.it, postata dall'utente antropoetico. Un po' troppo gioviale, ma insomma, mi ci rivedo abbastanza)

postato da: papaimbriago alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: poesia, è un mondo difficile

Camminan di bolina al freddo di prima mattina
legnosi nei pastrani
come talpe dentro brache di fustagno
occhi crepati, vene aguzze, maculati
denti neri di tabacco
barbe di setola e allumina
anche l'alba che li coglie
livida di bardolino
porta rispetto e fa un inchino

Accolita di rancorosi
settimini cuspidi e tignosi
persi nella vita come dentro una corrida
intrappolati tra melassa e baraonda

Accolita di rancorosi
gelosi, avvelenati, sospettosi
incazzosi dentro casa
compagnoni fuori in strada
ci intendiam solo tra noi!
ringhiosi che rimangon sempre soli
gli ingrati se ne vanno
noi restiamo e ci teniamo la ragione

La baraonda s'alza allegra come l'onda
e tutto sprofonda nel nettare del vin brulè

alla morte fan la corte ebbri di guai
inguaiati dalle femmine inchiodati sulla croce
e ruggiscon di Rancor

Musso, Musso liscio e busso passa appresso
carica a bastoni cala l'asso
piglia, strozzo
smazza il mazzo Cavallaro
fuman trinciato forte
Joe Zarlingo fa le carte
bestemmia in mezzo ai denti
tira a fottere i compari
bastardi si deridono tra loro
cirrotici, diabetici, nemici dei dottori
sputan sulla terra dove andranno sottoterra

accolita di rancorosi, settimini cuspidi e tignosi
persi nelle vita come dentro una corrida
intrappolati tra melassa e baraonda

Accolita di rancorosi, camerati ruvidi e grinzosi
accaniti nel lavoro sparagnini con la prole,
spendaccioni con le troie
demoni rapaci sputan sulla terra
dove andranno sottoterra!!!

(quel genio di Vinicio Capossela)
postato da: papaimbriago alle ore 09:23 | link | commenti
categorie: musica, è un mondo difficile
sabato, 20 giugno 2009

Il post di due mesi fa, l'ultimo che ho scritto, non perde la sua attualità.
Io sono quello che sono.
In questo momento è un limite.
Da una parte c'è la sacrosanta decisione di non cambiare, in fondo sono sempre stato convinto che, oltre a piacermi di più, nell'essere me stesso incontro anche l'approvazione degli altri (per quel che può valere, chiaro).
D'altro canto, è così che gira: il non allineato attira e respinge. La cosa peggiore è capire che, da una vita, alla fine si tira indietro anche chi è attratto. Per farla breve, c'è gente che è incuriosita dal sottoscritto, salvo poi staccarsi repentinamente. Se questo sia dovuto al fatto che non sono poi quello che ci si aspetta o al fatto che sono più impegnativo di quello che sembra non lo posso sapere. Credo più la seconda, ma si sa che io ho un ego smisurato, alla fine.
Certo, se potessi rinascere, mi piacerebbe poter scegliere. Banalmente, le cose che contano in questo mondo di merda sono sempre quelle: un aspetto fisico gradevole, un conto in banca decente, una capacità di socializzare con la gente senza destabilizzarla troppo. Sono lontano anni luce da tutte e tre le cose (in realtà, personalmente l'unica cosa che mi interesserebbe sul serio è la seconda: non è vero che i soldi non danno la felicità. Ma il prezzo da pagare per la mancanza della prima e della terza, alla fine, è la solitudine; e ogni tanto questa si fa sentire con tutto il suo vociare).
Il mio personalissimo e non allineato orgoglio, però, mi fa dire che, nonostante tutto, sento l'urgenza di essere ancora di più così come sono. E pazienza se questo potrà voler dire che sarò ancora più solo: ho fatto delle scelte, tempo addietro, e le ho rinnegate, per tentare una strada impervia: quella di poter vivere una vita sentimentale rimanendo me stesso. Beh, non si rinnegano le scelte di vita. Me ne rendo conto ora. Se voglio essere me stesso devo esserlo fino in fondo; e nel me-stesso-che-dico-io non c'è spazio per altre persone. A meno che non ci si voglia far usare (consciamente o no, poco mi cale) o adeguarsi alle altalene umorali. Nossignori.
L'unica cosa che mi dà veramente fastidio, della mia situazione attuale, è di aver sbagliato di nuovo alla stessa maniera. Cazzo, sbagliare mi sta bene. Sbagliare due, tre, x volte nello stesso modo però è da cretini autentici.
Siccome sentirmi cretino non mi garba, donne di tutto il mondo, statemi a sentire. Io vi adoro, ma non con tutto il mio essere. Ci sono delle parti di me che vi sono accessibili. Sono la parte di cervello predisposta al dialogo, ché scambiare opinioni con voi è quasi sempre costruttivo e aiuta a crescere, e la parte di me predisposta all'accoppiamento. Per il resto, fatevi un po' gli affaracci vostri. Che di rogne, perdonatemi, ne ho già a sufficienza. :)

Me ne sbate de le tose, de la gnoca, de ciavar;
me incontente in te 'n canton de poder star a vardar
tant stae ben da mi mi sol, ma anca fusse 'na busia
fate pur i cassi toi, no ò bison'c de conpagnia:
me fa rider quei che i vif drio a na cotola, a na teta,
la me strada senfa voie, senfa altro l'é pì dreta.
Vutu starme sui coioni? Vien parlarme de l'amor,
che i é ani e sora ani che ò butà ai can al cor.

Ora, progetti per il futuro: fino ad agosto si canta e basta. Ho urgenza di cantare come e più di prima, e per fortuna i concerti, in questo periodo, non mi mancano. Poi si vedrà, ma sto cominciando a spulciare la rete e a guardarmi in giro per vedere che si dice all'estero. Sarebbe bello staccare la spina del tutto e riattaccarla da un'altra parte, e poi la Spagna mi aspetta. So che è lì, docile e affettuosa, e che prima o poi ci tornerò. Spero prima, ma vedremo.

Ah, a chi è passato di qua (nuovi e vecchi amici) chiedo scusa per l'assenza. Ma tanto si sa che, prima o poi, in qualche modo ritorno. ;)
postato da: papaimbriago alle ore 10:39 | link | commenti (8)
categorie:
lunedì, 27 aprile 2009

Perché son fatto così.

Se c'è una cosa che non mi è mai mancata è la libertà.
La mia famiglia, fra alti e bassi, mi ha sempre lasciato libero di scegliere e di sbagliare, al limite, sulla mia pelle. Sono cresciuto senza pregiudizi e senza fedi imposte. Quello che sono, bene o male, ho scelto di esserlo da solo. La libertà di pensiero è un limite, a volte, bello grosso anche. Ti impedisce di scendere a compromessi, ti fa venire il mal di stomaco quando devi interagire con gente che non ti piace e non ti permette di non reagire a qualcosa che non ti va.
Ci tengo spesso a far capire come la penso e perché, e mi interessa sapere cosa ne pensano gli altri, e perché. La mia curiosità pseudointellettuale non ha limiti, mastico libri e divoro canzoni, inalo a pieni polmoni l'aria che mi circonda e se devo vomitare (in senso figurato), vomito.
Credo molto che l'aspetto fisico vada di pari passo con quello che si è dentro. Almeno, per me è sempre stato così. Io, per sopravvivere in modo decente in un mondo che mi piace solo a tratti, non devo sentirmi a disagio. E per non sentirmi a disagio devo apparire a me stesso quello che sono, non posso essere falso con me. Ritengo quindi del tutto marginale, quasi superfluo, sapere cosa pensano gli altri di come mi concio. Per essere io, devo vestirmi, acconciarmi, agghindarmi da io.
Io sono io se ho i capelli lunghi. Sono io se ho la barba lunga... finché non mi stufa e decido di cambiare, poi divento io se la taglio. Sono io se cambio continuamente il modo di vestirmi, passando mesi con la braga con la piega centrale e poi, di colpo, andando a un matrimonio praticamente in pigiama, vestito a quadretti, e con l'immancabile bandana. Sono io se metto l'orecchino. Sono io se mi rifiuto di mettere le lenti a contatto perché con gli occhiali mi piaccio di più. Sono io quando decido che il rosa non è un colore da femmine e che quattro colori discordanti messi insieme, addosso a me non sono poi così discordanti. Ma sono io quando, a volte, decido che non c'è niente di più bello che vestirsi totalmente di nero.
Insomma, rifletto fuori quello che sono dentro. Arruffato, stropicciato, ma anche estroso e rassicurante. Volitivo ma timido, paziente ma istintivo. A volte noto delle persone che, per il comune senso dell'eleganza, mi si dice stiano malissimo: "ma guarda te come si è vestito quello!". La maggior parte delle volte, quelle persone le vedi muoversi con una sicurezza e rapportarsi al prossimo con una naturalezza tale che, davvero, quel tipo di commento mi risulta incomprensibile.  A me quel tipo di persona sembra in genere bellissima.

Un parente romano mi ha detto che sono un anticonformista. Non ci ho mai pensato, mi sono quasi stupito. "Non ci tengo ad esserlo", gli ho detto. "Però lo sei, proprio perché non lo sei."
Forse è vero: del resto non c'è nulla di più conformista che cercare di non esserlo.
Boh. Non lo so. Io sono io. E se mi guardo dentro, cosa che faccio di continuo, e poi mi guardo fuori, vedo un bell'esempio di conformismo, di quelli genuini.
Io sono conforme a me stesso. E mi piace un sacco.

Perché son fatto così
e non ci posso far niente
prendimi pure così
come mi accetta la gente
che mi sorride, mi lascia parlare
però non mi sente.
(P.Bertoli)
postato da: papaimbriago alle ore 16:45 | link | commenti (12)
categorie: è un mondo difficile, semiserio
venerdì, 24 aprile 2009

I disegni di una mente malata

Passi che vai a stare lungo il litorale romano per quattro giorni e non vedi il mare.
Passi che rischi un incidente diplomatico con una parente scema perché le contraddici punto per punto tutte le opinioni politiche e non, fra l'imbarazzo di madre e sorella e la seria eventualità che ti piglino la pizza che hai davanti e la buttino nel cestino.
Passi che, quando un cane che sembra un elefante aggredisce l'auto su cui stai viaggiando, ti venga in mente Cujo e scoppi a ridere, mentre tua sorella salta dalla paura e si mette a urlare.
Passi perfino che becchi un ragno che ti sta pungendo e tu lo accomodi fuori dalla finestra senza schiacciarlo come si meriterebbe.

Ma quando torni da Roma e l'unico souvenir che porti con te è una raspa da legno e quattro scalpelli, comincia a farti qualche domanda.
postato da: papaimbriago alle ore 14:31 | link | commenti (10)
categorie:
venerdì, 17 aprile 2009

Silvia leggi qua!

Bon, ti serve musica che spacca.
Dipende da che genere vuoi. Nel mio caso, il genere dipende dalle giornate.
Ti dò tre playlist. Scari... ehm, acquista e utilizza quella che più ti aggrada.

PLAYLIST REVIVAL  '70-'80
1. Patrick Hernandez - Born to be alive
2. Village People - YMCA
3. Michael Sembello - Maniac
4. Donna Summer - Hot Stuff
5. Depeche Mode - Personal Jesus
6. Creedence Clearwater Revival - Travelin' band
7. Irene Cara - What a feeling
8. Survivors - Eye of the tiger
9. Led Zeppelin - Rock and roll
10. Katrina and the Waves - Walking on sunshine

PLAYLIST ALTERNATIVA
1. Modena City Ramblers - Morte di un poeta
2. Les Negresses Vertes - Zobi la mouche
3. Ska-P - MacDolar
4. CCCP Fedeli alla linea - Mi ami
5. Offlaga Disco Pax - Robespierre
6. Bandabardò - Fine di un Pierrot
7. Pogues - Fiesta
8. Sex Pistols - Anarchy in the UK
9. Vinicio Capossela - Maraja
10. Vasco Rossi - Asilo republic

PLAYLIST POP - PSEUDOROCK
1. The Verve - Love is noise
2. Marilyn Manson - Personal Jesus
3. Blur - Country house
4. Gorillaz - Clint Eastwood
5. Jeff Buckley - Grace
6. David Bowie - Heroes
7. Bryan Adams - Summer of '69
8. Muse - Hysteria
9. Nirvana - Smell like teen spirit
10. Beatles - Come together
postato da: papaimbriago alle ore 10:40 | link | commenti (13)
categorie: musica
giovedì, 16 aprile 2009

Iddio e il terremoto.

Mah, chi mi conosce sa che non sono credente.
Poi leggo alcune chicche e qualche dubbio mi viene. Per esempio, l'opinione di don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, sul terremoto. Secondo il Divino Emissario c'è un nesso fra il terremoto e la Settimana Santa, e non è un caso che proprio in questi giorni la sciagura si sia abbattuta sull'Abruzzo.
Il portavoce di Dio dice testualmente:

“Il Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione. Vogliamo vedere qualcosa di positivo, anche in questa tragedia. In fondo il Signore quando vuol farci partecipare delle sue sofferenze vuol farci anche partecipare della gloria della sua resurrezione”.

Insomma, non è mica una tragedia. Il Signore ha scelto di manifestarsi e condividere con un gruppo di eletti (chissà perché proprio gli abitanti de L'Aquila, sono quasi invidioso) il mistero della sua passione. Ecco.
Allora ho capito.
Dio esiste. Ed è un mostro spaventoso multitesticolare. Insomma, una creatura con un sacco di coglioni. Dio sta in alto, su in cielo, come ci insegnavano da piccoli; i suoi coglioni quaggiù, in basso. Uno l'abbiamo individuato (don Livio, tana per te). Adesso cerco gli altri.
postato da: papaimbriago alle ore 10:20 | link | commenti (7)
categorie: è un mondo difficile
mercoledì, 15 aprile 2009

Shooting Silvio

Ma voi lo avete visto? Cazzo, ho preso sonno sul più bello.

Guardate qua.
postato da: papaimbriago alle ore 08:54 | link | commenti (8)
categorie: è un mondo difficile