Se c'è una cosa che non mi è mai mancata è la libertà.
La mia famiglia, fra alti e bassi, mi ha sempre lasciato libero di scegliere e di sbagliare, al limite, sulla mia pelle. Sono cresciuto senza pregiudizi e senza fedi imposte. Quello che sono, bene o male, ho scelto di esserlo da solo. La libertà di pensiero è un limite, a volte, bello grosso anche. Ti impedisce di scendere a compromessi, ti fa venire il mal di stomaco quando devi interagire con gente che non ti piace e non ti permette di non reagire a qualcosa che non ti va.
Ci tengo spesso a far capire come la penso e perché, e mi interessa sapere cosa ne pensano gli altri, e perché. La mia curiosità pseudointellettuale non ha limiti, mastico libri e divoro canzoni, inalo a pieni polmoni l'aria che mi circonda e se devo vomitare (in senso figurato), vomito.
Credo molto che l'aspetto fisico vada di pari passo con quello che si è dentro. Almeno, per me è sempre stato così. Io, per sopravvivere in modo decente in un mondo che mi piace solo a tratti, non devo sentirmi a disagio. E per non sentirmi a disagio devo apparire a me stesso quello che sono, non posso essere falso con me. Ritengo quindi del tutto marginale, quasi superfluo, sapere cosa pensano gli altri di come mi concio. Per essere
io, devo vestirmi, acconciarmi, agghindarmi da
io.
Io sono io se ho i capelli lunghi. Sono io se ho la barba lunga... finché non mi stufa e decido di cambiare, poi divento io se la taglio. Sono io se cambio continuamente il modo di vestirmi, passando mesi con la braga con la piega centrale e poi, di colpo, andando a un matrimonio praticamente in pigiama, vestito a quadretti, e con l'immancabile bandana. Sono io se metto l'orecchino. Sono io se mi rifiuto di mettere le lenti a contatto perché con gli occhiali mi piaccio di più. Sono io quando decido che il rosa non è un colore da femmine e che quattro colori discordanti messi insieme, addosso a me non sono poi così discordanti. Ma sono io quando, a volte, decido che non c'è niente di più bello che vestirsi totalmente di nero.
Insomma, rifletto fuori quello che sono dentro. Arruffato, stropicciato, ma anche estroso e rassicurante. Volitivo ma timido, paziente ma istintivo. A volte noto delle persone che, per il comune senso dell'eleganza, mi si dice stiano malissimo: "ma guarda te come si è vestito quello!". La maggior parte delle volte, quelle persone le vedi muoversi con una sicurezza e rapportarsi al prossimo con una naturalezza tale che, davvero, quel tipo di commento mi risulta incomprensibile. A me quel tipo di persona sembra in genere bellissima.
Un parente romano mi ha detto che sono un anticonformista. Non ci ho mai pensato, mi sono quasi stupito. "Non ci tengo ad esserlo", gli ho detto. "Però lo sei, proprio perché non lo sei."
Forse è vero: del resto non c'è nulla di più conformista che cercare di non esserlo.
Boh. Non lo so. Io sono io. E se mi guardo dentro, cosa che faccio di continuo, e poi mi guardo fuori, vedo un bell'esempio di conformismo, di quelli genuini.
Io sono conforme a me stesso. E mi piace un sacco.
Perché son fatto così
e non ci posso far niente
prendimi pure così
come mi accetta la gente
che mi sorride, mi lascia parlare
però non mi sente.
(P.Bertoli)